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“L’arte d’ ’o pazzo”

  • proscenioweb
  • 13 apr 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Antimo Casertano nei panni di Vincenzo Gemito



antimo casertano - Daiela Ioia

Di Paola de Ciuceis


Le visioni e gli incubi di Vincenzo Gemito. I tormenti del geniale artista napoletano noto come “‘o scultore pazzo”, danno spunto ad Antimo Casertano per una doppia riflessione: sulla figura dell’uomo e dell’artista, autore di intense scene popolaresche – disegni e terrecotte – ricordato tra i più rappresentativi della sua epoca, il periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Nasce così Gemito – l’arte d’ ‘o pazzo, la proposta della compagnia Teatro Insania e dell’associazione NarteA in cartellone prima al Civico 14 di Caserta (23-24 aprile) e poi al Piccolo Bellini di Napoli (dal 26 aprile al 1o maggio). Testo e regia dello stesso Casertano, in scena nel ruolo dell’artista, con Daniela Ioia in quello della moglie e con Luigi Credendino e Ciro Kurush Giordano Zangaro rispettivamente in quelli dell’amico Salvatore Postiglione e del “fantasma” del sovrano Carlo V alla cui statua si fanno risalire i profondi squilibri psichici e la lunga reclusione dello scultore. “L’idea”, racconta Casertano, “nasce dal fortuito incontro con un autoritratto di Gemito che mi ha incuriosito e spinto ad approfondire; studiandolo ho scoperto la sua avvincente storia umana e artistica tra Napoli e Parigi.

Dalla lettura di un suo diario sono entrato nella profondità del disagio scatenatogli da un incarico per il quale non si sentiva all’altezza. La fragilità di fronte all’orrore del fallimento e della perdita della libertà di scelta, Gemito aveva accettato di scolpire la statua di Carlo V in marmo, sebbene non fosse il suo materiale di elezione, infatti preferiva il disegno, la terracotta e il bronzo, mi ha indotto a più ampie considerazioni sul voler e dover fare quello in cui spesso noi artisti siamo chiamati”. Dallo studio alla stesura di un testo teatrale, dunque, per l’attore, autore e regista Casertano il passo è stato naturale. “Il risultato è un viaggio onirico nella mente di Gemito, le azioni dei personaggi corrispondono ai suoi pensieri nel periodo di isolamento, in una sovrapposizione tra visioni e realtà, una sequenza di immagini e dialoghi che, sempre in bilico tra il vero e le percezioni degli altri, si susseguono ricostruendone vita e ossessioni”.


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