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“Villino bifamiliare” al San Ferdinando

  • proscenioweb
  • 26 apr 2022
  • Tempo di lettura: 1 min

Arturo Cirillo incontra Fabrizia Ramondino



-Arturo-Cirillo

di Pino Cotarelli


È con l’inedito Villino bifamiliare della scrittrice napoletana Fabrizia Ramondino che Arturo Cirillo torna al San Ferdinando di Napoli dal 28 aprile all’8 maggio. Una drammaturgia nella quale traspare la passione civile e politica dell’autrice, ma anche la sua vivace ironia. Il racconto di una convivenza forzata, in un villino dell’Alto Adige, di due coppie di coniugi. Una improbabile coabitazione, che innesca conflitti e passioni. Un misto di nostalgia ideologica, di pseudo-fedeltà, sentimentalismo ipocrita e di contrapposizione Nord-Sud.

Cirillo, perché la Ramondino?

“Perché è stata una figura importate nella storia culturale e sociale non solo di Napoli. Ha raccontato Trieste, la Germania, Maiorca, Ventotene, il popolo Saharawi e altro. Siamo in un momento di riscoperta della sua opera, anche grazie alla ripubblicazione, presso Fazi editore, di tutti i suoi libri”.

E Villino bifamiliare?

“È un testo inedito, che si confronta con la drammaturgia di Thomas Bernhard, ma racconta una storia legata all’esperienza politica ed esistenziale dell’autrice”.

Una commedia che si è voluto recuperare?

“Fabrizia ha sempre espresso il desiderio che i suoi testi fossero portati in scena, penso perché ne volesse anche comprendere l’efficacia e magari anche i limiti. Credo sarebbe contenta che oggi si incominci a dargli vita”.

L’impegno sociale traspare nel testo?

“Rappresenta un aspetto importante. Fabrizia è stata maoista per molto tempo, e anche legata all’esperienza della Rivoluzione Sovietica. Poi si allontanò da entrambi. Vivendo la fine delle utopie, più che delle ideologie, con dolore. Nel testo che portiamo in scena c’è anche questo”.

Prodotto dal Teatro Nazionale.

“Sì, Andò ha sostenuto l’operazione di recupero degli inediti. La messinscena non si dovrebbe fermare a Villino bifamiliare, ma continuare con altre opere e altri registi”.



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