“Titina la Magnifica”
- proscenioweb
- 26 apr 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Rapsodia di inediti. L’omaggio di Saponaro e Ingenito alla vita e all’arte della De Filippo

Di Simone Sormani
Sarà un maggio dei De Filippo quello del Trianon Viviani di Napoli, con una serie di appuntamenti in cartellone dedicati al trio che ha rivoluzionato la storia del Teatro italiano. Tra questi Titina la Magnifica, omaggio all’attrice napoletana scritto e diretto dal regista Francesco Saponaro, assieme a Domenico Ingenito. Con Antonella Stefanucci e Edoardo Sorgente, in scena dal 6 all’8 maggio. Il titolo riprende l’appellativo che le fu rivolto dal critico Silvio D’Amico.
Saponaro, come è nata quest’idea e com’è strutturato lo spettacolo?
“Lo stimolo principale è venuto da un lavoro di due anni fa della Stefanucci, e da Marisa Laurito, direttrice del Trianon. Con Ingenito, drammaturgo giovane ma già affermato, sono partito da una suggestione fondamentale, che è quella di Titina pittrice e autrice di collage, attività a cui si dedicò negli ultimi anni di vita, quando le condizioni di salute le imposero il ritiro dai palcoscenici. Abbiamo costruito una rapsodia fatta di “pezzettini di carta”, messi insieme proprio come in un collage.
Attraverso sketch, poesie e squarci autobiografici, anche inediti, ne raccontiamo la vivacità artistica e intellettuale. Cerchiamo di coglierne l’essenza, rimanendo dunque in una dimensione poetica, lirica, evocativa e non cronachistica. Accanto ad Antonella, che incarnerà l’universo femminile di Titina, ci sarà Edoardo Sorgente, che darà corpo all’ambiente maschile che ha intersecato la sua vita”.
Emerge da questo testo l’originalità di Titina nel panorama artistico italiano?
“La nostra narrazione mette al centro proprio l’artista e la donna indipendente, che cerca un suo percorso di originalità. Come attrice è stata in anticipo sui tempi, perché ha parlato direttamente al cuore della gente. Con lei si è aperta la pagina del teatro umoristico e del neorealismo. Insieme ad Anna Magnani sono due geni del Novecento, che rappresentano l’anima popolare di questo Paese”.
Che ruolo aveva Titina all’interno di un trio di cui Eduardo era il lato amaro e drammatico e Peppino quello comico?
“Tornando all’immagine della collagista, metteva insieme pezzi di una varia umanità per fare dei ritratti universali. Ha interpretato il buffo, il comico, ma anche figure femminili di straordinaria intensità drammatica. Nel rapporto con i fratelli, il suo essere donna e sorella amorevole le ha permesso di fare da “equilibratrice” in quello che era il confronto/scontro dialettico tra due giganti”.
Qual è invece il suo rapporto personale con il teatro dei De Filippo?
“Nel mio percorso registico ci siamo incrociati tante volte. Ho anche conosciuto Luca e collaborato con lui, e devo dire che oggi manca, a me come alla cultura italiana. Inoltre sono membro della Fondazione De Filippo.
Tra tutti i miei lavori sui De Filippo vorrei ricordare il documentario biografico Eduardo la vita che continua, realizzato per la Rai. Eduardo diceva che la tradizione è la vita che continua, e io condivido questo suo pensiero. Riscoprire la tradizione non è fare museologia, ma è, appunto, raccontare la vita che continua e fornire ai giovani un trampolino irrinunciabile per tuffarsi nel futuro con la consapevolezza del passato, di quelle solide radici che non moriranno mai”.
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