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Nina De Padova nel libro di Kunst

  • proscenioweb
  • 11 mag 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 12 mag 2022

Così torna a vive l’attrice che ha calcato il palcoscenico con Eduardo. Guida Editori



di Simone Sormani

È stata Carmela ʼa pazza in Questi fantasmi!, Rosalia in Filumena Marturano, Concetta in Natale in casa Cupiello nelle edizioni Rai degli anni ’60 del teatro di Eduardo. Ma dietro quelle interpretazioni schiette e popolari, quel viso bonario, si nascondeva una signora della buona borghesia napoletana, con un diploma di magistrale e un marito sottufficiale dell’esercito, e soprattutto con un grande talento per la recitazione e il canto che le fece guadagnare, fin da bambina, il soprannome affettuoso di ʼa tiatrante.

Antonio Kunst ne racconta la vita nel libro Nina De Padova. Dalla filodrammatica al Teatro di Eduardo (Guida Editori, pp. 256, € 18,00). L’autore – che nel capitolo introduttivo ricorda come da piccolo fosse solito incontrare la De Padova tra gli avventori del mercato di Porta Cavalleggeri a Roma, durante i soggiorni lavorativi di lei nella Capitale – qualche anno fa ha iniziato a raccogliere notizie sull’attrice, partendo dai pochissimi dati ormai rintracciabili sulla rete e allargando poi le ricerche alle testimonianze di parenti e colleghi. Una biografia familiare dunque, ricostruita grazie ai racconti delle nipoti e impreziosita da riferimenti bibliografici, foto, articoli, locandine, dai ricordi di chi con lei condivise l’esperienza del palcoscenico (Anna Maria Ackermann, Antonio Casagrande, Giuliana Gargiulo, Hilde Maria Renzi) e dalle riflessioni del critico Giulio Baffi.

Era nata a Napoli il 26 maggio del 1900 – lo stesso giorno del suo Maestro Eduardo – e si chiamava Anna Bravaccino. Gli anni giovanili trascorsero per lei serenamente, tra la cura della casa e le serate passate a recitare e cantare per diletto per amici e parenti, adombrati solo dai traumi del secondo conflitto mondiale e dalla mancanza di figli, a cui supplì dedicandosi maternamente alle nipoti Eva e Gloria. Scelse il nome d’arte di Nina De Padova, adottando il cognome del marito Antonio che condivise con lei la passione per il teatro per tutta la vita, quando a metà degli anni ’40 cominciò a calcare le scene fondando la Partenope, filodrammatica di cui fu capocomica e impresaria. Con la sua compagnia si guadagnò una certa notorietà rappresentando, prima presso la sala della Casa del Soldato e poi presso quella del Circolo Ufficiali di Napoli, lavori di Scarpetta, Di Giacomo, Murolo e Bovio e maturò esperienza, in un’epoca in cui l’apprendistato teatrale avveniva direttamente in palcoscenico più che in accademia. Esperienza che le valse, verso la fine degli anni ’50, l’ingresso nella compagnia di Eduardo, il quale – racconta Antonio Kunst nel libro – la scritturò dopo averla vista in un suo spettacolo con la Partenope senza nemmeno provinarla.

Non aveva certo il physique du rôle della diva la De Padova. Era già anziana, elegante nel vestire ma di aspetto buffo e grassoccio. Aveva la voce tremula e sapeva passare agevolmente dal napoletano ad un italiano colorito da inflessioni partenopee, e ciò la rendeva perfetta per un teatro come quello eduardiano che mescolava il linguaggio popolare a quello borghese. Ma aveva soprattutto una spiccata verve comica, per cui fu destinata a prendere il posto di caratterista occupato prima di lei nella compagnia da Tina Pica e Dolores Palumbo – il che non le impedì di essere impiegata anche in ruoli drammatici – lasciando sempre il segno con interpretazioni rimaste – come ricorda Giulio Baffi – in alcuni casi insuperabili. Tra queste, appunto, quella di Carmela, ʼa sora d’ʼo guardaporta di Questi fantasmi!, e di Rosalia, domestica e confidente di Filumena Marturano, hanno rappresentato un modello per tutte le attrici che, dopo di lei, si sono volute cimentare con gli stessi personaggi.

Fu un decennio indimenticabile quello trascorso al fianco di Eduardo, in cui fu protagonista di tante altre commedie, tra cui Natale in casa Cupiello, Sabato domenica e lunedì, Napoli milionaria!, Ditegli sempre di sì, Le voci di dentro, Chi è chiù felice ʼe me!, Non ti pago!, La grande magia, Mia famiglia. Una seconda vita artistica sbocciata a quasi sessant’anni, fatta di lunghe tournée che la portarono fino in Unione Sovietica, dove – annotava nel suo diario – ricevette particolari apprezzamenti. Nonostante il peso dell’età, visse queste fatiche con la spensieratezza che le derivava dal suo carattere allegro e gioviale e, allo stesso tempo, sentendo forte la responsabilità di dover lavorare con il Maestro e con professionisti del calibro di Pietro De Vico, Regina Bianchi, Ugo D’Alessio e Luisa Conte, solo per citarne alcuni. Con Pietro De Vico e la moglie Anna Campori coltivò una lunga amicizia, ma sul lavoro mantenne sempre un atteggiamento estremamente riservato.

L’avanzare degli anni la costrinse ad abbandonare il teatro e a dedicarsi a sporadiche e per lo più modeste apparizioni cinematografiche e televisive con Bolchi, Lattuada, Monicelli e Brescia, per poi essere quasi del tutto dimenticata, tant’è che alla sua morte – avvenuta nel 1987 – nessun giornale, fatta eccezione per La Stampa, ne riportò la notizia. Ma la dedizione con cui Antonio Kunst ha voluto recuperarne la storia, salvandola dall’oblio, dimostra quanto il suo ricordo – così come quello di altri attori del teatro eduardiano di cui si sono perse le tracce – sia rimasto vivo nel cuore del pubblico.

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